sabato 25 settembre 2010

CICLOPURISMO ANNO 1 - NUMERO 1


Editoriale
Se hai il fegato spappolato dalle maltodestrine e dai ramificati, se passi notti insonni prima della gara sperando che facciano l’antidoping, agli altri e non a te… sei pronto per (il) Ciclopurismo; se la fontana di Calestano è il tuo totem per trovarti col “mucchio selvaggio” e scannarti in volata in mezzo ai tir della Bartolini all’incrocio di Sala (il) Ciclopurismo fa per te; se i “circuiti bacinella” di un chilometro e mezzo da ripetere 47 volte ti hanno stancato, il tuo nuovo target è solo e soltanto (il) Ciclopurismo.
Buona lettura!

Voltare per Volterra
L'unico ciclopurismo possibile in Etruria senza vento contro La chiamano Costa degli Etruschi e ci corrono pure la prima gara di stagione i nostri beneamati professionisti, va da Livorno alla Maremma, ma non c’è bisogno dell’arte aruspicina, con la quale l’antico popolo tirrenico prediceva il futuro, per capire da che parte tirerà il vento. Spira dappertutto, tranne – forse per un misterioso sortilegio del suo lucumone (sovrano e sommo sacerdote) – che in direzione di Volterra.
Vai a sapere…e poi se cercate la pianura la trovate solo sulla litoranea, la celeberrima S.S.1, più nota come Aurelia. Se non volete mettere a repentaglio i vostri preziosi quadricipiti femorali, allora puntate piatto, piatto su Rosignano Solvay, dove da cent’anni producono la soda, che non è certo un aminoacido ramificato, ma una sostanza che entra nella fabbricazione del sapone, prodotto che a noi ciclopuristi, comunque, non può che fare bene. Per i salitomani, invece…niente paura, anzi niente pianura! Se volete il vento in poppa dovete svoltare per Volterra e fino alle Saline – sospinti da Eolo (che non è uno dei 7 nani, ignoranti: è il dio greco del vento) - ve la cavate a buon mercato solo con qualche ondulazione. Ma se volete raggiungere la straordinaria Piazza dei Priori dove campeggia uno dei più bei palazzi municipali medievali del mondo (a proposito, qualcuno sa se c’è un apposito campionato mondiale ? Ormai li fanno per tutto, dalla pizza ai cavatori di spine nei fichidindia) dovete salire, eccome se dovete salire. Se poi siete dei malati delle pendenze, allora vi raccomandiamo tutti i paesi che di cognome fanno “Marittimo” o “Marittima”. Oh, non ce n’è uno che sia sulla riviera, son tutti arroccati su dei cocuzzoli a prova di invasione saracena, che per raggiungerli c’è da “boffare” come la littorina della Val di Cecina. Citiamo per la precisione: Rosignano Marittimo quota s.l.m. metri 147, Castellina Marittima 375, Casale Marittimo 214, Monteverdi Marittimo 364 e così via fino ad esaurimento…dei polmoni.
Ma per noi “puristi” il top etico lo raggiunge Castelnuovo Misericordia, sentimento di cui voi peccatori delle due ruote avete tanto bisogno! Se poi vi piacciono gli scacchi e l’araldica, due cose che stanno bene insieme, Guardistallo e Montescudaio fanno per voi. Se volete trovare qualcosa che sbuffa più di voi, orientatevi su Larderello o (al gioco delle tre) Pomarance, dove sgorgano gli impertinenti soffioni boraciferi. Ma il culmine è rappresentato da Micciano. Provenienti da Montegemoli, borgo splendido nella sua essenzialità – tre galline, due bicchieri all’osteria e una torre senza più castello – e per il silenzio d’altri tempi che vi regna, pedalate per amene vallate, convinti che l’unica fatica sarà il vento (sempre lui) in faccia che vi troverete tornando verso la costa. E invece no, basta il giro di una curva e vi ritrovate una bella rampazza al 12% che è solo l’antipasto di quel che verrà più avanti. Alzate lo sguardo e in cima ad un bernoccolo, 500 metri verticali più su c’è un paese. Ma figurati se la strada passa di là…adesso svolta e poi scende nella convalle. No, la strada sale proprio là! Dopo poco inizia una mortiroleide di tornanti da bombola ad ossigeno immediata. Se incontrate qualcuno - per la dantesca piaggia diserta - vi dirà:
- “Codesto è Micciano.”
- “Come, codesto ?”
Eh sì, i toscani lo sanno bene l’italiano, perché “codesto” è lontano da chi parla come pure da chi ascolta…o no ? Forse no, è “quello”, ma ormai siete alle allucinazioni e non ve ne frega più niente della sintassi. Per un bicchiere di spuma al tamarindo dareste due anni di vita. Mah?Poi uno si chiede come mai uno come Bettini sia nato da queste parti. Altro che cardiofrequenzimetri e altre diavolerie moderne: vento (dovunque) e salite (idem) creano i campioni!

L'è...roica, ma mi son tut rot!
Come sopravvivere dopo 12 ore di bici in pieno agosto nei deserti della Toscana "saudita"
Per uno che ha sulle gambe una Maratona dlas Dolomitas da 190 chilometri con Campolongo (due volte), Gardena, Sella, Fedaia, Valparola e Giau, una Fausto Coppi da 243 con nel menù Agnello, Vars e Maddalena e i 270 km di una Roubaix, ‘sta dell’Eroica, seppur da duecentomila e rotti metri, con le sue dolci collinette dalla forme arrotondate come le poppe della Belen, può sembrare una bazzecola. Non ditelo. Anzi non pensatelo nemmeno. Si sa che il ciclopurista, come il buon credente, non può peccare né in parole, opere, omissioni e tanto meno in pensieri. In quel di Gaiole in Chianti, una giornata d’estate, uno s’avvia bel bello, di prima mattina, col freschino nella schiena, ma poco dopo s’imbatte nel drizzone sterrato del Castello di Brolio, dove il “barone di ferro” Bettino Ricasoli ha inventato il Chianti classico, quello dal gallo nero sull’etichetta per intenderci.

Ma qui di galli a dar la sveglia non ce n’è proprio bisogno, ci pensa quest’erta micidiale da fare col manubrio fra i denti (se i pirati avevano il coltello, i ciclisti…precisazione inutile). Poi se uno arriva a Pianella e si dice, se l’etimologia non inganna, che finalmente troverà della pianura. Manco a dirlo. Da qui comincia un tourbillon di salite, rampe, declivi, acclivi, coste, pendii che non basta il vocabolario dei sinonimi per definirle tutte. Tante scalate, altrettante discese ovviamente, ma di quelle com’è noto, ci s’accorge di meno… Da un lato il Castello delle 4 Torri, una specie di Torrechiara senese (lo dico per i parmensi), dall’altro il magnifico panorama della città del “buon governo” con la sua torre del Mangia a far ombra a Piazza del Campo. Tutta sta perifrasi per dire che a mano destra vedrete Siena per intero. Da Radi a Murlo su un toboga in brecciolino fino a un duplice filare di cipressi di carducciana memoria, ai lati del quale stanno spianando la collina per farci un campo da golf da trecentottanta buche che neanche tutte le marmotte viste sulle Dolomiti riuscirebbero ad affittarle: un duplice filare, dicevamo, di questi vegetali eroi, “alti e schietti” come li definiva il buon Giosuè, al termine del quale ti trovi conficcato sulle amene pendenze (15%) di Castiglion del Bosco, nome che sa di fiaba, ma una volta tanto di quelle che Pollicino è talmente bollito che non sa neanche più dove sta di casa! Tanto per gradire si scollina al Passo del Lume spento, laddove il vostro si sarà già smorzato da un pezzo, in vista di Montalcino. “La gola chiede da bere” canta Ruggeri in “Gimondi e il cannibale”. Ma non azzardatevi a cercare dell’acqua nella patria del Brunello o verrete banditi per sempre, anche in contumacia, da tutto il territorio comunale. Fosse un comune guelfo e voi ghibellini, non vi potrebbe andare peggio. “L’acqua la ci serve per annaffiare le vigne, bischero!”.
O Brunello, o morire di sete. Non resta che riparare a Torrenieri, in fondo alla discesa, per un trancio di pizza e una resurrettiva (si dirà così?) Coca gelata. 90 km sul groppone, anzi nei bindiani garün, meno di metà percorso ed è già pomeriggio avanzato. La certezza di farcela comincia a vacillare, più di quanto uno non sarebbe vacillante dopo un paio di quartini di Montalcino. Si prosegue. La Cassia asfaltata, manco a dirlo bella ondulata pure lei, dà comunque un po’ di sollievo alla gambe. Ma è la tipica quiete prima della tempesta. Sotto con la salita di Pieve a Salti, che non interpreteremo come un complemento di luogo, bensì di modo. A salti, appunto. Su, giù, giù, su…all’infinito. Però che bello il solitario e silenziosissimo borgo medievale di Lucignano d’Asso, racchiuso fra mura e…strade bianche. Vaut le voyage, vale il viaggio direbbe la Guida Michelin. E dopo Buonconvento, spina di borgo lungo la Francigena, una delle tante località sull’antica strada dei pellegrini che si incontrano sul percorso dell’Eroica, ti toccano le micidiali Crete di Asciano.
Cosa sono ? Roba simile al pongo per fare le “belle statuine” all’asilo? Il plurale di Creta, l’isola di Minosse e il Minotauro? Degli artistici vasi etruschi provenienti da qualche necropoli? Macchè. Terrificanti calanchi, stile Maiatico (ad uso dei parmigiani) che quando ci sei su ti sembra di stare sull’ottovolante o sul calcinculo (visto il fondo stradale: non fate assolutamente come il sottoscritto che usa l’Aspide in carbonio della Selle San Marco). A salire si sputa l’anima, a scendere c’è da raccomandarla a San Galgano che è di ‘ste parti e se ne intende. Intanto qualche sparuto gregge di pecore vi osserva attonito e allibito: “Mumble, mumble, sono pazzi questi ciclisti…”. Ci credo poi che il pecorino della zona viene bene, quando il casaro col furgone va a prendere il latte dal pastore, con lo sbatacchiamento che prende sulla via del ritorno, il cacio è belle che cagliato!
Ormai sono lanciato. Sono oltre i 170 chilometri e ho superato anche gli strappi, gli zampellotti, i carattini e i mangiaebevi di Vagliagli e mi appresto a rientrare nel Chiantishire (la contea del Chianti, perchè qui son tutti inglesi). Ormai è il redde, anzi il Radda (in Chianti) rationem, ossia la resa dei conti. Son tutti seduti al ristorante perché son le otto e passa di sera a sfar giù tonnellate di fiorentine ed ettolitri di vino e io non c’ho più manco ‘na barretta. Cretino (che non è un diminutivo di creta)! Uno poi, se è sano di mente, vede il cartello Gaiole 8 km, tutti in discesa, si dice: volto e torno in albergo. Ma no, perché non sciropparsi l’ultima insopportabile salita verso Badia a Coltibuono e l’infinita ghiaiata di S. Donato in Perano? Appunto, perché no ? Perché così, invece di fare 202 chilometri, uno per sentirsi davvero un eroico deve farsi tutti i 205, tanti sono quelli del percorso lungo. Finalmente la strada diventa un filo a piombo asfaltato che da quell’incredibile borgo fortificato che è Vertìne in meno di due chilometri scende a Gaiole. Sono quasi le nove di sera e per fortuna che ad Agosto le giornate sono ancora abbastanza lunghe perché qui, invece del fanale alla partenza come capita agli eroici di Ottobre, ci vuole al traguardo. Tra soste e viaggio, più di 12 ore. Tutto bene. Tutto bene? Direi di sì, soprattutto se una volta rientrati in albergo riuscirete a fare i gradini che vi separano dalla vostra camera!

Bici sepolcrale
Itinerari "romantici" in alta Val Ceno tra Crema-dasca, Passo dei Morti, Tomba e...
Se siete un po’ pratici di letteratura, saprete che verso la fine del Settecento si sviluppò un movimento artistico chiamato Pre-Romanticismo nel quale prevaleva una curiosa tematica, ossia quella della cosiddetta poesia cimiteriale. Capolavoro del genere, la lirica “Elegia in un cimitero  campestre” dell’inglese Thomas Gray, antesignana dei “Sepolcri” del nostro Ugo Foscolo. Che allegria, eh? Noi ciclopuristi, esteti e cultori del bello ed incalliti (pre)romantici, per non farci mancare niente, vi condurremo proprio sulle tracce del foscoliano (sempre lui!) …“nulla eterno”. Contenti? Tutto sommato, crediamo di sì, anche se sappiamo che molti di voi stanno già toccando di tutto, dal legno al ferro, dalle gobbe al corno, giù fino agli zebedei. Lasciate (non ogni speranza), ma la vostra auto in quel di Bardi e una volta in sella prendete in direzione Bedonia, in breve vi troverete a Vischeto di Qua, ma sappiate che c’è anche Vischeto di Là e, visto l’argomento, probabilmente anche Vischeto Aldilà. In seguito raggiungete Pione. E fin qui tutto tranquillo, o quasi. Svoltando a sinistra entrate in Val Lecca, direzione Cremadasca. Ahihà, già quel prefisso “crema”, dopo l’apertura a Valera del Tempio del Ricordo (in parole povere, il crematorio), suona un po’ meno chantilly e mette un pelo i brividi…ma voi non vi curate di questi lugubri pensieri, tirate dritto e trascurate pure la deviazione dalle tinte funeree per Acquanera, per altro paese natale del mitico Giulio “Jules” Rossi, primo italiano a vincere la Parigi-Roubaix (1937) perché pare che il valdostano Garin quando la vinse ad inizio secolo aveva già il passaporto francese.

Passerete poi da Santa Giustina il cui monumento più importante, oltre a quello immancabile ai caduti, è la singolare cappella in pietra collocata nel cimitero.

CAPPELLA DEL CIMITERO DI SANTA GIUSTINA
Niente paura. Avanti. Evitate il bivio per Liveglia, che per assonanza ci fa pensare alla “Livella”, celebre poesia di Totò che parlava di quella nera e “simpatica signora" la quale con la sua falce livella, ossia pareggia, prima o poi tutti quanti. Evviva! Corna e bicorna, lo so. Adesso siete finalmente pronti per le ultime fatidiche rampe che portano ai 1103 metri del Passo dei Morti (sic!), così chiamato perché tanti anni fa due persone rimasero uccise fulminate durante un violentissimo temporale. Sul passo culmina lo spartiacque di questa remota ma verdissima vallata che vale veramente la pena di scoprire. Non è vedi Napoli e poi muori, ma ci va vicino… Discesa ripidissima e rapidissima, “a tomba aperta”- come diceva De Zan -su Ponteceno. Ho parlato di tomba? Per restare in tema: detto, fatto. In men che non si pensi, dopo aver attraversato Anzola e qualche tornante in salita, vi imbatterete in…Tomba, amena frazione dell’alta Val Ceno in comune di Bedonia.

Proseguendo arriverete ai 1000 metri del ridente Passo del Segalino, il cui nome pur essendo un po’ meno sinistro, non è certo rassicurante. Altra picchiata ed entrerete in Bedonia. Svoltando per il cimitero (beh, allora è un vizio!) attaccherete l’erta che conduce al Passo Colla, passando per Sambuceto, il cui nome è probabile derivi dal sambuco, pianta che grazie a Dio non ha risvolti mortuari, idem per il paese successivo, Cereseto, il quale forse ha a che fare con le cerese, ossia le ciliegie. D’ora in poi nessun ostacolo o epitaffio in più sulla vostra strada. Questa, una volta scesa nel fondovalle del Ceno, risale rapida verso Bardi, dove, nonostante tutto questo malaugurio, ci si auspica arriverete sani e salvi dopo una settantina circa di chilometri. E vi è andata bene. Pensate se qualche “buontempone”, in vena di scherzi sui toponimi di origine vegetale, dopo Sambuceto e Cereseto, avesse pensato che so, di chiamare il paese successivo…Crisantemo? Sai che scongiuri. Nondimeno un’escursione il 2 novembre, visto il caroprezzi dei fioristi in quei giorni, tutto sommato varrebbe la pena di programmarla!





lunedì 30 agosto 2010

Ciclopurismo



La Rivista
Ufficiale
dei Praticanti
(previa Confessione e Comunione)

in uscita sul Deragliatore di ottobre:

              NON PERDETELA !! 

IN REGALO:

L'UTILISSIMO FOHN ASCIUGACASCO, INDISPENSABILE SIA NEI MESI ESTIVI, CHE QUANDO DILUVIA

SOMMARIO

- Voltare per Volterra
(l'unico modo di fare del ciclopurismo in Etruria senza avere il vento contro)

- L'è...roica, ma mi son tut rot!
(come sopravvivere dopo 11 ore e 25' di bici in pieno agosto nei deserti della Toscana Saudita)

- Bici sepolcrale
(itinerari "romantici" in alta Val Ceno tra Crema-dasca, Passo dei Morti, Tomba e il Cimitero di Bedonia)

martedì 6 aprile 2010

Campionato s...regionale

Manghi curti? No, grazie
Dire che ci fosse caldo al Trofeo Manghi di Fornovo valevole per il Campionato regionale dell’Emilia&Romagna+San Marino annessi e connessi sul quale siamo testé a sragionare è un po’ azzardato, tanto che il classico manicotto quattro stagioni, ma talvolta pure capriccioso, quando non ne vuol sapere di sfilarsi, o margherita (nello specifico quelle raccolte ruzzolando sul prato da alcuni dei protagonisti), sponsorizzato o meno, figurava sugli avambracci di parecchi dei partiti, da qui il nostro solito titolo “a raglan” (Manghi, cognome e manghi = maniche in dialetto). Ritrovo al Foro 2000, moderna rivisitazione dell’ex foro boario voluta dal comune. Certo che dire ai corridori che l’iscrizione sarebbe stata nel luogo del vecchio mercato bestiame non era molto elegante, anche se qualche “animale da pascolo”, come vedremo, in gara c’è stato veramente.


Ruote obese
Edotti sul tracciato ci dirigiamo in località Caselle per assistere al passaggio e ovviamente fare un piccolo reportage fotografico. “Ehi ‘capo’, possiamo lasciarla qua la macchina ?” chiediamo rivolgendoci allo sbandieratore di turno in quel sito. “Sì, sì non dà mica fastidio e poi di qui non passa mica nessuno!” Le ultime parole famose…di lì a poco, prima, durante e dopo il passaggio dei “nostri eroi” è cominciata una sarabanda di trattori che neanche alla Fiera dell’Agricoltura di Verona (www.fieragricola.it) se ne vedono tanti. Dalla motrice con castladòn al traino per il sisso, che visto il pelo all’auto in sosta per poco non fa le fortune del nostro carrozziere, al cingolato Fiat Allis da terreni impervi, ad un Diamond 270 della Same. Ci mancavano solo il Bubba, il Landini “Testa calda” e il Bufalo 3000 campione di Tractor pulling 2009, poi c’erano tutti! Si sa, è primavera (ma dove?) e anche di sabato fervono i lavori dei campi, mica si può star lì ad aspettare che passino sti fanatici a due ruote grasse. Che se ne fanno gli agricoli, loro che di ruote ne hanno quattro e, per restare in tema di fattezze, visibilmente obese ?

Ohi, patacca!
Vabè va, e la gara? "Baby-face" Efrem Bonelli, un giovane trentino che ci si dice sia attualmente di stanza a Modena per studio, con buona pace dei coltivatori della zona, li ha seminati tutti e poi si è accomodato al traguardo che sembrava appena uscito dall’estetista. Dietro hanno tribolato e parecchio. Volti tirati che neanche col lifting vengono così. Fra i superstiti arrivati entro il minuto dal vincitore, Bonfanti del “Fidentino” autore di una prova maiuscola e Luigi Giulietti da San Marino che ha portato sulle pendici del Titano la maglia di campione dei Veterani. Indubbia la soddisfazione di (Perchè-sei-tu) Romeo (Nonché)Casadei, sammarinese lui pure e coordinatore regionale. Un po’ meno soddisfatto della foto che lo ritrae col “suo” campione. Quale il motivo? Beh, certo che fare i brillanti e andarsene in giro in maniche di camicia non era giornata. Così il buon A.Mora impietosito gli ha prestato una giacca da officina casualmente lasciata nel baule dell’auto. Ok la vittoria, ok le medaglie, ma che dire di quelle due belle patacche di vernice rossa finite dritte dritte sulla abbottonatura ?? Dire "patacca" alla Cevoli (in romagnolo-sammarinese) ci sembra un po'offensivo, "meglio" piuttosto una bella macchia di antiruggine da ringhiera alla parmigiana .


Bontà d'animo
Ma dove lo hanno mescolato quel barattolo di vernice, sulla scalinata di Via Endrumaschi che Ricky Vabbé e Tessil del Free Bike con un certo sadismo tellurico hanno inserito a cinquanta metri dall’arrivo, quando molti in quel mentre avrebbero volentieri preso l’ascensore, Otis Schindler non importa, pur di scendere?? Chissà e chissà chi sara mai stato sto Endrumaschi a cui la strada è intitolata. Con tutto il rispetto, per carità, ma non diteci che è un cognome presente sull'elenco del telefono con la stessa frequenza di Rossi, perchè sareste dei bugiardi. Ma anche il nome non scherza: Eutimio, che dal greco significa "buono d'animo". Speriamo di sì e che sia lui che voi ci perdoniate questa divagazione un po' irriverente. Ma altrimenti, che Deragliatore è?


L'anello mancante
Orbene, è vero che c’era un andirivieni di trattori che i Cobas del latte in parata se li scordano, per cui i nostri organizzatori, ai quali - anche se noi  “mo' stamo a scherzà” - va un grande plauso, hanno pensato bene di non nastrare qualche carraia per lasciare libero accesso ai mezzi agricoli, ma non hanno fatto i conti con la ciclosuonatura o peggio. Stando alla notizia apparsa in questi giorni sui quotidiani, sembra che gli antropologi abbiano trovato l’anello mancante tra l’australopiteco e l’homo erectus. È il ciclistapiteco, una scimmia antropomorfa che per morfologia pare quasi sia stata seduta vita natural durante sulla sella di una specialissima, ora resta da appurare se da strada o meno, ma viste le condizioni della viabilità del paleolitico, la prima ipotesi sembra da escludere. Anello mancante? Non fa una grinza. Non sappiamo se fosse un esperimento di Superquark o di Ulisse, ma un bel quintetto nonostante i ripetuti richiami belluini da parte nostra, ignorando la segnaletica si è involato in direzione sud verso le savane del Botswana, finché dopo un ultimo disperato richiamo quattro di loro accortisi dell’errore hanno fatto marcia indietro e sono rientrati sulla retta via. Quattro e non cinque. Il quinto non ha più fatto ritorno. Invano i giudici hanno atteso sul traguardo il numero 78. Il commissario di gara Uglòt de Ossàn, visto che sta lì ad un tiro di schioppo, è tornato in zona pure a notte fonda con una pattuglia del 113. Niente. Del 78 nessuna traccia, tuttavia un’inequivocabile conferma scientifica: l’anello mancante esiste davvero!!



"Cercateci" qui
Sabato c’è il GP Emiliana Trasporti a Carignano; domenica due opzioni: grande prima prova dell’Emilia Bike Cup di mtb organizzata dai laverdiani a Calestano oppure Memorial Carenzi su strada di 2^ serie a Roccabianca. Cercateci qui, ma con cautela, perchè...
 Attento ciclista...piteco,
                                                        il Deragliatore darwiniano ti osserva !!

P0scritto
Purtroppo siamo ancora un po' maldestri col layout del blog, ma appena possibile inseriremo un visualizzatore delle immagini delle gare. Par il momento vi rimandiamo ai siti:
- Cicloparma http://www.cicloparma.it/
- L'Udacino su http://www.newsciclismo.com/

giovedì 1 aprile 2010

Sull’Arka di Noa…ntri

Come saprete, l’espressione romanesca del titolo odierno 'di noantri' , ossia di “noi altri” sta a significare qualcosa che in scala locale o ridotta può essere paragonato ad un fenomeno, un luogo o un personaggio famosi. Ad esempio, visto che molti chiamano Parma la piccola Parigi, il nostro torrente potrebbe diventare la “Senna di noantri”. Però ce ne vuole della fantasia! Tutto ciò per dire che cosa? Per dire che nell’edizione 2010 del Memorial dedicato all’amico Beppe Luppino (Ciao Beppe!!) è risultato chiaro a tutti che nonostante il sole splendesse, per i colori parmensi è stato il diluvio universale. Nemmeno un successo, neanche se uno dei nostri durante la volata fosse stato in grado di fare un triplo salto mortale carpiato con la bici. Niente! E allora che fare? Affogare o cercare riparo sulla Nuova Arka? Capitan Mazinga Pagliani, E.T. Mo(on) Ruzzi e Mastro Bedolus del team cremonese hanno messo d’accordo tutti e adesso, da novelli Noè (mica quello della Liquigas, adesso alla Flaminia con Riccò, anche se per età ci siamo quasi col noto personaggio della Genesi) son già lì a fare le selezioni su chi imbarcare o meno.


I Cicloparmi, nonostante una campagna acquisti regale con l’arrivo di Mark Cavan-dish dalla Cinghiale, Claude My name Faria e Bart “ciucciati-il-calzino” Soncio dalla Fela, non sanno che pesci…pigliare. Per stabilire chi possa far parte dei predatori dell’Arka perduta (nello stesso senso dell’espressione di “perdere il treno giusto”) hanno deciso di istituire un reality interno a “selezione naturale” denominato l’“Isola dei furiosi”. Furiosi sì, perché dopo gli ultimi risultati dire che si è incazzati neri, è dire poco. Ma qual è il programma dei naufraghi? 300 kilometri al giorno di vallonato sulla pedemontana del Karakorum con mezza borraccia d’acqua e solo due barrette, una di riso soffiato al curry e l’altra con polpa di paguro e tapioca. Sai che goduria !? Chi resiste, resiste. Il Baso, subito al limite, impreca contro il centro estetico “Mombasa” reo fin da novembre di avergli alterato l’equilibrio idrico con sedute troppo prolungate sotto la doccia solare e così è già andato in nomination. Fario che ha previdentemente fatto scorte lipidiche durante l’inverno sta resistendo alla grande e ha buone chance di salire sull’Arka. Il Pava è giunto nel confessionale in stato confusionale dichiarando che senza l’antidoping si può vivere benissimo ma soprattutto vincere, concludendo con un accorato appello a Mamma Fra dicendo che al ritorno le avrebbe portato le mimose che lì stavano fiorendo proprio in quel momento. Peccato che l’8 marzo sia passato quasi da un mese! Per il Valera non c’è storia, il predestinato è Big Bozz Luciano, mentre il redivivo Pino Van Kammel con una volata per il 17° posto ha soffiato una cuccetta sull’Arka al Prof che ha chiuso con un “onorevole” 19° posto. Per i Silverbike è il patriarca in persona a fare autocritica: “Oggi non mi sono piaciuto”. Così il DS Maino a fine gara ha preparato un bel siringone di autostima da iniettare dritto sulle chiappe dei suoi corridori. X Factor-etti si è rifiutato dicendo che doveva fare il botox per le rughe alle natiche e non può mica farsi piantare degli aghi sul culo dalla mattina alla sera. In casa Hot Bike il solo Ampolla può per ora aspirare ad un posto sul natante lombardo, anche se con quel nome, mi sa che di acqua ce ne sta poca e si rischia comunque di annegare. Da ultimo i Refi: il Santo che ha già ricevuto di suo la beatificazione in quel di Pomponesco (vedi Storie del grande River 3, qui sotto nel post precedente) è per il momento hors categorie, così restano il Berry e Impero (de’ Sensis). Il primo si è dichiarato disponibile ad un igiene dentale gratuita per tutte le specie che lasceranno gli ormeggi sull’Arka, il secondo che le specie animali le cura “per mestiere” potrebbe tornare assai utile a bordo, sempre che secondo il famoso adagio ciclistico, improvvisamente gli asini non diventino cavalli da galoppo. Allora è lì che c’è bisogno. Ma questa non è più solo un’ipotesi biblica, è fantascienza!!


Non dimentecativi di connettervi al gran bel video della manifestazione di Alberto Dallatana cliccando:
http://www.youtube.com/watch?v=dT7HM8qqUVA


Appuntamenti & saluti
Bene. Il 3 aprile avete 2 opzioni: Memorial Giordani su strada a Madregolo o Trofeo Manghi di mtb a Fornovo valevole per il Regionale Udace organizzato da Free Bike. Noi in qualche modo ci saremo, non sappiamo dove, anche perchè non ancora dotati del dono divino dell'ubiquità. Per restare in tema religioso, col massimo rispetto dato che oggi è giovedì santo, cogliamo l'occasione di augurarvi Buona Pasqua, certi che sabato farete di tutto per rovinarvela dandoci così materiale per una nuova "spaventosa" puntata. Saluti.
                             
                                                              Keep on rockin' on a Free Bike...
                                                                                  Vostro devotissimo T.T.&T.
                                                                     


mercoledì 31 marzo 2010

Storie del grande River 3 (ma sotto ci sono la 1 e la 2)

Al lancòr
Come fermare "Beep beep" Pasquali? I vari Willy Coyote suoi avversari nella River Marathon, come il protagonista del noto cartoon che si attacca dei razzi sulla schiena o si lancia in discesa fra i canyon su improbabili trabiccoli per raggiungere l’avversario, le hanno pensate tutte: ma disseminare il terreno di Guastalla col Pongo padano, che quello originale della Das gli fa una pippa, non è servito a nulla; spingere aria gelida a randa con le pale della galleria del vento come ad Asola, pure; creare una zona umida a protezione integrale, per farla breve... una palude, in quel di San Marino di Carpi lungo le golene del Secchia, non ha parimenti sortito nessun effetto. Beep beep era sempre più imprendibile. Prima della Gran Fondo dei Tre Comuni dedicata a Gianfranco Ugolini (quarta e conclusiva prova della River Marathon) prevista per domenica 21 marzo a Pomponesco la rassegnazione serpeggiava in un gruppo ormai all’ultima spiaggia, anzi all’ultima sabbia. Diciamo questo perché a poche ore dalla gara si è presentato un geologo dell’Università di Pantelleria dicendo che una speranza c’era e risiedeva in alcuni banchi di sabbie mobili dislocati a poche decine di metri dal percorso nei pressi dell’argine maestro tra Banzuolo e Buzzoletto. Il piano era già bell'e che pronto. Predisporre nottetempo una segnalazione erronea e il mattino dopo far subito andare in fuga Beep beep che sarebbe così sprofondato, lasciando via libera ai rosicanti antagonisti. Macchè, neanche per inteso. Beep beep ha fiutato la trappola, ha pocciato una tacchetta nell’infido terreno e l’ha subito ritratta, risalendo sulla sua “serpente” Piton per poi ripartire a manetta, non prima di aver invertito la segnalazione spedendo gli inseguitori dritti dritti in una zona acquitrinosa fra i pioppeti che era più facile sortire dalla dantesca selva oscura che da lì.
Beep beeeeeeeeep…….!!!!


Ne sa qualcosa il Santo, che dopo tante promesse ha finalmente mantenuto e si è presentato, seppure “un po’ tardi”, ai nastri di partenza beccandosi persino la coda degli escursionisti con lo zaino da 30 chili.
Parentesi: chissà cosa diavolo c’hanno dentro? Il pollo, le patate arrosto, la barbera, la tovaglia a quadri bianchi e rossi e tutto il necessario per un’allegra scampagnata, tanto chissenefrega se quando arrivano gli organizzatori hanno già portato l’arcone gonfiabile in garage e per strada ci sono solo i pensionati che vanno al caffè a fare un briscola e le signore che vanno alla messa del vespro? Vabè prenderla calma, ma qui francamente ci sembra che si sfiori l’imperturbabilità.
Ma torniamo al Santo e lasciamo a lui la parola: “Ero convinto che la partenza fosse alle 10, così sono bellamente arrivato a prendere il numero alle 9,18. Ho avuto il dubbio quando ho visto tutte le auto parcheggiate e nessun ciclista in giro, alla fine sono arrivato in griglia alle 9,29!!! E pensare che ero pure andato a provare il percorso! Ovviamente sono partito in coda, ma strada facendo ho rimontato bene un sacco di (ciclisticamente) cadaveri riportandomi grosso modo a metà gruppo (?!) e stavo in un bel cioppo pronto a scatenarmi per la rimonta nel secondo giro, quando è successo il fattaccio.... in quel vascone gigante di fango che c’era nella carraia appena prima di una salita dell’argine, quello davanti a me è caduto, io ho inchiodato per non pestarlo e quello dietro di me mi ha tamponato nel polpaccio destro: un male atroce! Ripartito ho finito il giro, ma mi faceva sempre più male e mi sono fermato. Adesso nel polpaccio ho stampato il battistrada di un Geax Gato che sto valutando se tenere o meno come tatuaggio..... e at salut!!”
Post scriptum: “Beh, comunque, devo che dire che il violaceo del polpaccio tatuato con il battistrada Geax non è niente male, e che non mi dispiace affatto, non fosse che cammino che sembro uno pronto ad andare alle ParaOlimpiadi.......”


Abbiamo dunque visto che c’è chi, come Pasquali, non lo fermi neanche con le cannonate, c’è chi si “s’cianca” prima ancora di arrivare come il Santo e c’è chi i malanni se li va a cercare a gara finita e per cambiarsi gli abiti di gara rudlenti si denuda per le vie di Pomponesco con due gradi di temperatura, mentre passa in bici uno di quegli anziani che girano con la maglia di lana, il tabarro e il cappello di feltro in testa anche per ferragosto che ti grida: “Guerda c’at ven un lancòr!!!”
Secondo gli studi glottologici del Malaspina, “lancòr” sarebbe la contrazione dell’espressione “l’anti-cuore”, ossia il classico tirabaccione o infarto secco.
Ma cosa volete che gliene importi a sti biker della malora. Son gente senza cuore!!!
Però, più che un lancòr ci viene un po' di languore nel pensare che questo bel circo, per quest'anno ha chiuso i battenti. Ovviamente ci siamo inventati un po' di storie per raccontare a nostro modo una manifestazione fantastica che ci è rimasta negli occhi e, checchè se ne dica, nel cuore.
Ok, ma bando al romanticismo: all'anno prossimo, grande River!

P.S. Chi ne volesse saperne di più consulti:
 http://www.rivermarathoncup.it/
con  i siti delle 4 gare del circuito.
                                                               

 
                                                  You got to change your evil ways, babe.

                                                                                                            Av salut. T.T&T.

martedì 30 marzo 2010

Storie del grande River 2 (ma non perdetevi la 1, qui sotto)

I tre giorni della pujana

Le scarfuglie (ossia i primi fiocchi) del 9 marzo in poche ore si sono trasformati nella più grande nevicata del secolo almeno per il terzo mese dell’anno e in quel di Carpi, dove la domenica successiva era in programma la Fosbike, terzo round della River Marathon Cup, gli amici “Saltafossi”, organizzatori della manifestazione, hanno cominciato a temere il peggio e più che di saltare dei fossi per il corto o per il lungo che dir si voglia, forse bisognava pensare ad una Vasaloppet alla carpigiana, tra i maglifici e i vigneti di Lambrusco di Santa Croce. Il più era avvertire gli oltre settecento iscritti di portarsi gli sci di fondo e la sciolina al posto delle ruote grasse. Bah!? Ma quelli di San Marino di Carpi son gente tosta e non si sono persi d’animo, tanto da inventarne una che neanche Pico della Mirandola ci sarebbe arrivato!

-Di’ veh, ci passa mo’ un camion sull’argine del canale?

- No.

- E un mutur?

- Forse sì, mo al fa di solc pù fond dal canel

- E alora?

- Sa druvissom un quad?

-Bravo e la pala in du la mettet?

- Ag tacomia ad dreda ‘na pujana!!

- Giost!

E sì, questa è l’antica sagacia contadina dell’emiliano!! E così è stato e passando da un rapace all’altro abbiamo parafrasato “I tre giorni del condor” in quelli della pujana (poiana) perché tanti ce n’erano per rendere percorribile il tracciato di gara. Non ci credete, voi santommasi delle due ruote grasse o magre che siano?

E allora beccatevi sto video su Youtube con tanto di "pujana" al traino:
http://www.youtube.com/watch?v=MjmMa4PRfK8

Ma non finisce qui. Chi vive a Parma, sa benissimo che esiste un’ordinanza del tempo della beneamata Duchessa Maria Luigia, grosso modo centosessanta anni fa, che obbliga i frontisti a spalare la neve davanti casa. Fin che uno sta in una casetta individuale o tuttalpiù in una bifamiliare nessun problema: ti spali la neve da solo o al limite ti accordi col vicino, ma quando stai in un condominio che va dalla scala A alla F con 12 appartamenti per interno, la faccenda si fa spinosa. Nessuno scende in cantina a prendere il badile, nella speranza che lo faccia un altro e così vien sera e il marciapiede diventa una trincea di orme che di notte quando va sottozero ghiacciano e il giorno dopo non si passa più, così il mitico sindaco Peter “Rondò” Vignali s’imbufalisce e minaccia giustamente severe sanzioni contro i trasgressori. Che fare ? Beh, una soluzione ci sarebbe, ossia ricalcare il “metodo pujana”. Pare infatti che in città fervano a centinaia le assemblee condominiali per inserire in bilancio fra le spese straordinarie l’acquisto di un quad dotato della magica pala spartineve. Fiocca la neve, ma fioccano pure i preventivi! E gli amministratori che non saranno mica delle aquile, ma c’hanno la vista lunga sono già lì con i depliant per far decidere se sia meglio l’hurricane o lo street racer, ma soprattutto per scegliere… la pujana giusta per il proprio marciapiede!!



Foto tratta dal sito: http://fosbyke.wordpress.com/

Deragliatore impantanato...per non dir di peggio
A San Marino di Carpi il quad ha funzionato, infatti di neve la domenica della gara non ce n’era quasi più, in compenso c’era la madre di tutte le melme. Non ci credete? No comment. Guardare per credere.




Comunque, per la cronaca, ha vinto ancora il mitico Pasquali.


Certo che qui non è questione nè di pennello grande nè di grande pennello, per ridursi così ci vogliono le setole di tutti i cinghiali della Maremma e forse non bastano!

 
Nella prossima puntata:
"Allarme rosso" ovvero come faranno a fermarlo??

sabato 27 marzo 2010

Storie del grande River (Marathon Cup 2010)

Bleck pèscion
Qui non se ne esce, neanche a volerlo: dopo onde dorate e bianche (vedi post precedenti), siamo arrivati, ahinoi, all’onda nera. Eh sì, signori miei, proprio nella domenica d’apertura della River Marathon Cup di mtb sulle rive del Po, dove era in programma l’Airon Bike, prima prova di questa bellissima challenge invernale di cross country, nel grande fiume stava transitando la famigerata “onda nera” causata dalla fuoriuscita dolosa nel Lambro di migliaia di metri cubi di idrocarburi provenienti dall’ex raffineria brianzola Lombarda Petroli.
Se si trova quello che l’ha provocata c’è da pocciarcelo dentro come un savoiardo nel Kahlúa (o nel Caffè Sport Borghetti, va a gusti), ch’è bello nero anche lui!
Fortunatamente al Lido Po di Guastalla, almeno in quel preciso istante, i malefici flutti non si son visti né annusati. L’unica ondata vera era quella assolutamente variopinta dei 781 al via. Sì, proprio settecentottantuno/00, come sui bollettini postali. Ora c’è da chiedersi chi sia quell’uno che ha infranto la par (è proprio il caso di dirlo) condicio. No so cosa ne sappiano gli “sculazzi” (ossia quelli in maglia nera del Team Sculazzo) che hanno messo in piedi sto’ Po Po (è nuovamente il caso di dirlo e pure di ridirlo) di ambaradàn. Certo che sono stati belli fantasiosi a chiamarsi così, perché in dialetto della bassa reggiana lo “sculass” è il nome che si dà a quelle migliaia di fossi che tagliano le nostre campagne e che da un po’ s’è sparsa in giro la mania di attraversarli a plotoni in mtb, tanto che sono state allertate anche le guardie ecologiche per fermare questi Attila a ruote grasse, che dove passano loro non cresce più neanche la gramigna. Con tutte le strade lisce, le rotatorie di 300 metri di diametro, le tangenziali faraoniche, no, bisogna proprio andarsi a cercare i canali di scolo, dico io ??


Manco a dirlo, il buon Pasquali, dopo Monticelli, Leno, Rivarolo, Comazzo (Campionato italiano invernale Udace) ha fatto festa di nuovo e se non lo fermano tira dritto e mi finisce in acqua, magari proprio mentre passa l’onda nera, così dal tricolore passa direttamente al colore delle camicie che andavano di moda nel “famoso” ventennio, e non se ne parla più.
“Take me down to the paradise city” graffiava Axl Rose dei Guns ‘n Roses mentre sgranati come un rosario, ad uno ad uno, compreso quell’“uno” di cui si diceva, sono arrivati tutti al traguardo. Più che da paradise city sembravano tutti passati da una concimaia di Strognano, tanto erano incriclenti!
Però, altro che onda e umor neri: non so se red, come quella del Campari, ma qui di passion (leggi ‘pèscion’, ma se pensi ai pesci siluro, sei un coglione!) ce n’era un casino.
Aksè, Sculass!!


Broccoli X-Bionici

Un redivivo Edgar Lee Masters, autore dell’Antologia di Spoon River, nel caso potesse assistere a questa sana follia ciclistica, forse si sentirebbe di scrivere una versione riveduta e corretta del suo poema modificandone il titolo in "Spoon River Marathon Cup". Comunque sia, mentre a Parma fioccava la neve, la bici al tepore del baule dell’auto era già in viaggio per Asola. Destinazione X-Bionic, seconda tappa della challenge.
Non so se avete presente cosa voglia dire oltre 1400 biker alle nove del mattino lungo un viale di una tranquilla cittadina della bassa mantovana? Chiedetelo al “signore degli anelli”, Juri Chechi quando insieme allo speaker ha fatto loro fare un’ola di un km e mezzo. Accadì (imprecazione gonzaghesca tuttora in uso a Pegognaga e dintorni) che spettacolo, anche se sembrava di essere in provincia di Oslo piuttosto che nella terra d’origine del grande Virgilio. Altro che “sub tegmine fagi” (sotto l’ombra del faggio) con cui iniziano Le Bucoliche del poeta mantovano, qui non c’era neanche una foglia e quelle poche in circolazione le spazzava via una bora gelida da 200 all’ora che a osare la braga corta c’era da venir ricoverati al manicomio di Castiglione delle Stiviere o all’Oglio-Po di Viadana per assideramento.


Dopo un “giro di lancio” di 12 km, durante il quale il solito Pasquali s’è davvero lanciato come uno Shuttle e l’hanno rivisto solo al lavaggio bici, ti aspettavano due bei giri da 20 e passa km su un terreno che in alcuni punti era tutto un programma. Avete presente quelle gare di lotta, magari fra donne in bikini, in una piscina di melma, beh forse ci siete. Quasi subito ti toccava il micidiale “campo dei broccoli”, così definito dal Salva. Sul perché si dovesse passare di lì, in mezzo a delle strane protuberanze vegetali, simili al noto ortaggio, non è dato sapere. Era chiaro a tutti, invece, che per fare 200 metri ci voleva un quarto d’ora e, passaggio dopo passaggio, l’aratura del terreno aveva raggiunto proporzioni inquietanti, sia in larghezza, dimensione che ormai superava ampiamente la lunghezza del tratto stesso; sia in profondità, con solchi che sembravano tracciati dai carri armati Leopard in dotazione alla Nato, più che da delle bici.
Il Salva si è fatto una sua teoria e ha avanzato un’ipotesi suggestiva sulle ragioni che hanno indotto gli splendidi organizzatori a farci transitare nel suddetto “broccoleto”. Nell’incredibile pacco gara X-Bionic del valore di 120 euri c’erano una maglia intima e degli spyker a compressione variabile. Cosa sono? Sono una specie di schinieri (cosa sono? Beh, se non lo sai ti compri lo Zingarelli) che se Achille li avesse avuti alla Gran Fondo di Troia, gli Achei vincevano subito, mica dopo 10 anni e con il trucco. In pratica si tratta di due gambali che secondo la mission aziendale x-bionica “Turn sweat into energy”, ossia “trasforma il sudore in energia” comprimendo le fibre muscolari delle “polpazze” fanno non da elettro, ma da meccano-stimolatore, così dopo vai a bombazza! Chiaro? Crediamo di sì, altrimenti documentatevi sul sito del brand asolano. Ma tutto questo che c’azzecca col broccoleto? Sempre secondo la teoria del Salva, quei “broccoli” altro non erano che le piante dalle quali si estraggono le fibre per produrre gli spyker, fibre che come avveniva un tempo per la canapa, necessitano di essere ripetutamente battute prima di venire filate. Se così fosse, appare chiaro perché il tracciato insistesse su quella zona. In tempi di crisi, cosa non si fa per risparmiare sulla manodopera…beh, almeno un Co.co.co di un paio d’ore a testa ai millequattrocento e rotti partiti glielo potevano far firmare. O costava troppo? Chissà. Intanto la FIBBB (Federazione Italiana Bikers Battitori di Broccoli), il sindacato di categoria, ha previsto per la Fosbike del 14 marzo uno stato di agitazione dei lavoratori del settore, che potrebbe preludere allo sciopero generale di Pomponesco del 21 marzo.


“Oh, - ha commentato il Mambo Picè - per fortuna che il Salva insegna Tecnologia all’Ipsia, pensa se insegnava Filosofia al Classico?”
Comunque sia noi come altri, gli spyker non ce li siamo messi, ma mi sa che abbiamo fatto male perché a metà gara eravamo più bolliti del manzo per il brodo di terza, quello che per Natale serve a cuocere i cappelletti.

E dopo le prime portate, che definire calde è un azzardo, preparatevi ad un secondo lutulento più che succulento e ad un dessert allo sgocciolato con panna per Fosbike e GF Ugolini di Pomponesco, magari serviti sotto ad una tensostruttura come quella del pasta-party di Asola per le 15 centurie di concorrenti al via, i quali anche se dicono tutti di essere a dieta, mangiavano come dei grandi!

                   Perciò, pancia tua fatti capanna, anzi...capannone!!

mercoledì 10 marzo 2010

E noi ci saremo!

Il bersagliere ha cento penne e l'alpino ne ha una sola, il biker indomito ne ha nessuna e sta sui monti a gareggiar. Lassù sui monti vien giù la neve, la bufera dell'inverno, ma se venisse anche l'inferno il vero biker rimane là.
                                     (versione a "ruote grasse" di un canto partigiano)

Carpi non è propriamente in montagna, ma in quanto a neve, domenica prossima, ce ne sarà. Ma noi ci saremo a saltar fossi nella edizione 2010 della Fosbike. Per il momento godetevi questa partenza del 2009 cliccando su:   http://www.youtube.com/watch?v=qytePk8DIhU

Lì in mezzo c'eravamo anche noi, confusi nel fantastico "mucchio selvaggio".

E dopo Pomponesco (21/3), ultima delle 4 Granfondo, un bel reportage alla nostra maniera sull'intera River Marathon Cup...

                                                            stay tuned!!
                                          
                                          

martedì 9 marzo 2010

"Arredatori" d'in...verni

Non c’era bisogno di scomodare Aiazzone e nemmeno il Centro Negri di Roveleto di Cadeo o ancor meglio il nostrano Malvisi per “arredare le stanze” di questa stagione: ci ha pensato da sola e, visto che chi fa da sé fa per tre, quest’inverno ha pensato bene di non farsi mancare niente: dalla pioggia alla grandine, dalla nebbia al gelo artico, dal “culo” di neve alla galabrusa in pieno giorno e così via, tanto che chi sperava in Santa Bibiana (quaranta dì e’ na stmana dal 2 di dicembre) per esserne fuori, ha dovuto votarsi ad altri santi, come i beati Termo e Sifone, ad esempio. Adesso siamo alle idi di marzo e, tanto per cambiare, fuori scarfuglia. E allora come la mettiamo? C’è chi ha fatto fare più giri ai propri rulli che le rotative del Corriere della Sera, c’è chi come Silver ha arrischiato l’uscita in mtb con –10° e adesso deve andare a svernare in Egitto alla Gran Fondo dei Faraoni per riprendersi o diventare in via definitiva una mummia!

E così e venuta ora di gareggiare. Cross country invernali, tanto per scaldare i motori con Udace e Uisp finalmente insieme per il 1° Trofeo d’Inverno. La prima parola dell’acronimo che forma il nome dei due enti è “unione”. Indovinello: che cosa fa l’unione ? Bene, lo sapete, e due “unioni” ? Quando eravamo bambini avremmo detto Maciste, l’uomo più forte del mondo, ovviamente contro tutti. Da Monticelli a Rivarolo, da Rivarolo a San Secondo.

Ma le bianche ondulazioni di Monticelli delle quali si parlava, si sono trasformate nottetempo, tra il venerdì e il sabato della gara, in una serie di melmosi rivoli che hanno messo a dura prova i 75 al via.

Comunque tutto bene. Ha vinto il migliore, il “pennello” Fabio Pasquali, l’uomo più in forma d’Italia nei cross country e che, come ha ricordato Soncén dal Molén, Presidente del Valera organizzatore, va tanto forte che sibila più di una sigaretta fischiante. E visto che era quasi carnevale, ci stava bene la citazione. Ma si usano ancora o i ragazzi di oggi giocano solo con l’x-box ?
Il tutto con buona pace della cagnetta Maya che è venuta a razzolare con la sua “pelliccia” nera sul terreno di gara prima, mentre ancora si stava nastrando il tracciato, durante e dopo la corsa.

Certo è inverno e niente è più lontano dalla canzone napoletana, ma al Berry la famosa “Dicintecello vuje” qualcuno doveva almeno accennargliela. E’ vero che adora correre, è vero che a forza di powercrancks c’ha una gamba da paura, ma dopo il “fattaccio”del Persegona è incorso nuovamente nel crack della catena, anche sulla sua Trekkona a ruote grasse…

                ♫ “E’ ‘na passione, cchiù forte ‘na catena,
               ca mme turmenta ll’anema e nun mme fa campà!"... ♪

Tutto bene anche nelle due restanti prove di Rivarolo di Torrile e San Secondo.
Oltre 90 al via al 1° Trofeo dei 2 Ponti organizzato dai “torr-idi” biker del Gs Torrile, come pure al 1° Trofeo S. Secondo organizzato dai sansecondini del Geoantropo, che più che un gruppo di mtb, dal nome sembra un settore di Greenpeace. E forse lo sono…mai porre limiti alla provvidenza ciclistica.

A Rivarolo da segnalare il cosiddetto “sciopero del borsino”. Visto che il Santo s’era scordato a casa la tradizionale sacca coi “ferri” da sottosella, fomentati dal Prof che si è fatto interprete della vertenza sindacale, gran parte dei partenti ha riportato il proprio kit antiforatura nel baule della macchina. Però, e lo si sapeva, c’è sempre qualche crumiro: “Sì, vabè, poi se buco e perdo la gara, con lo sponsor son cazzi!!”



A San Secondo, invece, si sono ritrovati con un arrivo in volata e con i numeri marroni di fango, tant’è che per fare l’ordine d’arrivo c’è voluto della fantasia…ma alla fine i giudici se la sono cavata benissimo e tutto, con un po’ di calma e buona volontà, s’è sistemato. La prossima volta, i Geoantropo, ambientalisti convinti, per fornirsi di corrente per il fotofinish hanno detto che pianteranno una pala eolica nella Pavarara, così, tra il melgone e i filari di fortana. Salute!


Saluti al gusto di fortana,
l'ultima frontiera del doping fai da te !!  
(notare il color fortana anche nel testo)    

Alla prossima dai Vostri 
             
           T T & T alias D + 2010



Per le foto si ringrazia:
"Nick Gando"- Gandolfi di Cicloparma







giovedì 11 febbraio 2010

PER SEMPRE, “MONSIEUR ROUBAIX”

 IL MIO RICORDO DI FRANCO BALLERINI

Oggi trincerarsi dietro un alias o un plurale maiestatico non è possibile: domenica 7 febbraio alle ore 9 a causa di un incidente avvenuto durante una rally automobilistico in Toscana è morto il C.T. della Nazionale di ciclismo Franco Ballerini. Poche ore prima, esattamente a mezzanotte di venerdì sera eravamo con lui al Circolo Filippelli insieme a tutti gli amici del Team Filippelli-Vecchia Parma per una cena. Una di quelle tante serate conviviali che il gruppo di Via Sacco organizza ogni anno. E Franco Ballerini, reduce da un convegno della Federazione a Salsomaggiore, accompagnato da Giovanni Bia di cui era amico, è venuto proprio lì, senza snobismi e con la modestia di cui dispone solo chi possiede una vera nobiltà d’animo, per gustare la rustica ma succulenta cena che gli “chef” filippellici avevano allestito. Regnava il buon umore e il divertimento. Giunto leggermente in ritardo, gli ho portato per farmela autografare una copia del volume “Un siècle de Paris-Roubaix 1896-1996” che in copertina reca la fuga vittoriosa di Franco nell’edizione 1995, la prima delle due da lui vinte, a cui seguirà quella del 1998. Un po’ immodestamente gli ho pure fatto vedere una mia foto sul pavè del Moulin de Vertin scattata nell’edizione amatoriale che ho corso nel 2004. Franco sorrideva e sfogliava con piacere le pagine del libro che lo vedeva tra i protagonisti della mitica corsa delle pietre.



Chissà quanti ricordi e quante sensazioni dovevano passare nella sua mente rivedendo quelle immagini. Il rumore infernale del telaio che sbatte sul granito sconnesso, la polvere che turbina nell’aria, le trombe delle ammiraglie, le bandiere gialle con il leone delle Fiandre che garriscono al vento del Nord, il grido infinito della folla ai bordi della strada, l’odore aspro esalato dall’umidità della foresta di Aremberg, i nomi astrusi dei settori più impegnativi del pavè, da Troisville a Saint Python, da Quérénaing a Wallers, da Verchain-Maugre a Hornaing, da Haveluy a Warlaing, da Orchiès a Auchy les Orchiès, da Mons en Pévèle a Cysoing, dal Carrefour de l’Arbre a Gruson e infine il boato del Vélodrome. Grandioso!
L’avevo già incontrato, Franco Ballerini. Era successo nel 2005 all’edizione di quell’anno della Gran Fondo “Vittorio Adorni”. Gli avevo detto strada facendo della mia passione per la Roubaix  quando salivamo i tornanti di Piantonia insieme a Moser, mentre il campione trentino con un “appena” mi prendeva bonariamente in giro perché io, Silverio e Walter ci avevamo messo 10 ore. “Guarda Francesco che noi non eravamo mica in gruppo – gli ho risposto un po’ piccato, perché c’era la partenza alla francese!!” E Franco, con la gentilezza e la modestia che lo contraddistinguevano mi disse: “E’ vero che la TV schiaccia? Quando sei là su quelle pietre ti accorgi che c’è una bella differenza tra quello che vedi sullo schermo e la realtà”. E’ proprio così, non una parola fuori posto. Semplice, diretto, conciso e preciso. Una sintesi perfetta per una corsa che ha più di cento anni di vita ed è ormai parte integrante della Storia.


E venerdì sera l’ho potuto incontrare di nuovo. Sono corso subito col mio libro e la mia passione per questa gara che qualcuno ha definito anacronistica. Forse è proprio per questo che mi fa impazzire. Quante domande, quante impressioni. Guardando una foto in cui Tchmil non lo mollava di un centimetro, ha esclamato: “Questo era proprio un ‘cagnaccio’, veramente fortissimo”. “Perché ad Aremberg si decide la corsa?” ha chiesto Paolo Cabrini. “Non è tanto la difficoltà del pavè, ma bisogna uscire in testa per potersi alimentare prima degli altri, altrimenti se si è un po’ staccati, si rischia di essere già tagliati fuori a metà corsa” ha spiegato con chiarezza Franco. E così è trascorsa tutta la serata, tra una battuta e un bicchiere di vino sincero. Al termine, foto di rito con un po’ tutti i presenti, in particolare quella con i tre magnifici chef, rimproverati dai compagni perché non indossavano le splendide divise da cucina bordò regalate nel corso della Cena sociale del 2009. Infine, per ringraziarlo di essere venuto, il Presidentissimo o, per dirla col gergo del Deragliatore, il Gonfaloniere Claudio Folli gli ha consegnato un bel cesto di prodotti della nostra terra che Franco ha accolto con grande piacere. Mentre stava per uscire dal locale col cesto fra le mani, qualcuno per scherzo gli ha messo sopra l’involucro la mia foto…”Hanno fatto bene – ho esclamato – perchè quella è la foto di un vero campione!!!!” Franco si è girato e, prima di salutarci, sorridendo mi ha restituito l’immagine.
Quando nel 2001 Franco giunse per l’ultima volta nel Velodromo di Roubaix, si tolse la divisa della Mapei, sollevò al cielo la bici completamente infangata e tra la folla che lo acclamava mostrò una maglia che riportava incise queste due parole: “Merci Roubaix”.
“Merci Franco”, come ha scritto Alberto Dallatana sulla Gazzetta di Parma. Grazie per le emozioni che ci hai regalato, ma soprattutto per la tua umanità. Ancora una volta come usava dire Brera e come fa ancora Gianni Mura, salutandoti ti dico: ti sia lieve la terra.